Antichissimo è l’uso del mirtillo come cibo prelibato, ma non meno lo è la conoscenza e l’impiego delle sue proprietà farmacologiche , se già il medico e farmacista greco Dioscoride , nel primo secolo dopo Cristo, utilizzava questo frutto contro la dissenteria.

Le bacche bluastre sono state usate come astringenti, antistaminiche, antimicrobiche, antidiarroiche, antidiabetiche, utili contro disturbi gastrointestinali, renali e urinari, contro l’artrite, la gotta, le emorroidi, le dermatiti, lo scorbuto.

Solo alcune di queste proprietà, però, sono state dimostrate da studi clinici al di là di ogni dubbio. La sperimentazione hanno evidenziato, introducendo anche altri possibili usi, che i frutti hanno attività contro i virus e proprietà antiossidanti, e che le foglie riducono i livelli di trigliceridi nel sangue; è accertata inoltre la capacità del mirtillo – probabilmente grazie alle antocianine di migliorare la circolazione sanguigna nei capillari.

E’ in gran parte giustificato da quest’ultima azione l’impiego nelle degenarazioni della retina originate da alterazioni dei vasi sanguigni. Un effetto ulteriore di protezione, a questo livello, la pianta lo esercita aumentando la quantità di rodopsina, un pigmento sensibile alla luce localizzato in corpuscoli della retina detti basstoncelli.

Ma in ambito oculistico il mirtillo è ampiamente utilizzato anche perchè si ritiene che i flavonoidi contenuti nelle bacche possano essere utili nel trattamento della cataratta e del glaucoma. Vecchi studi clinici, inoltre, hanno incoraggiato un impiego, tuttora assai diffuso, per migliorare la visione notturna; una proprietà che tuttavia una più recente sperimentazione non ha confermato.

La dose è di 20-60 grammi al giorno di frutto maturo seccato, usato anche come:
– macerato alcolico (tintura madre) e idroalcolico;

–  estratto fluido (soluzione alcolica concentrata)

–  estratto secco (soluzione alcolica avaporata)

– infuso (preparazione tipo tè)

– decotto (prodotto per bollitura)

– capsule, compresse.