Poco meno di 400 milioni di anni fa esisteva già: è praticamente un fossile vivente, che per questo ha una struttura botanica tra le più primitive nel regno vegetale l’equiseto. Inevitabilmente meno antico, ma pur sempre ultramillenario nella medicina popolare di vari paesi, è l’impiego farmaceutico di questa pianta, il cui nome comune di “coda di cavallo”, che poi corrisponde a quello latino di Equisetum, richiama il suo aspetto.

I principali impieghi in terapia dellìequiseto si basano sull’apporto di silicio, elemento di cui il corpo umano contiene circa 10 grammi, una quantità superiore a quella del ferro.

Gli organi più ricchi sono il timo, le ghiandole surrenali, il pancreas, la milza, i polmoni, lo smalto dei denti e le ossa, ma anche la pelle e gli annessi cutanei (unghie, capelli, peli). Per l’uomo la principale fonte di silicio è rappresentata dall’alimentazione: acqua, legumi, frutta, cereali, carne, pesce sono i cibi più ricchi.

Tuttavia la dieta può risultarne carente, per esempio per largo uso di cibi raffinati come pane bianco, cereali decorticati, frutta sbucciata ( il silicio si trova nelle parti esterne dei vegetali), e questo può comportare tra l’altro indebolimento di ossa, capelli, unghie: problemi che l’equiseto contribuische a risolvere o prevenire.

Ma la pianta ha anche un’attività diuretica, che la rende indicata nel trattamento di accumuli di liquidi cui conseguono eccesso di peso, pesantezza delle gambe, cellulite, oltre che – grazie anche a una blanda azione disinfettante – delle infezioni e dei calcoli urinari.